“Siamo tornato, insieme, a Roma, indirizzati dalla parola OLTRE, avverbio da maneggiare con cura, per evitare il rischio di affondare nella retorica del passato che avanza, ciò a cui i giovani sono allergici.
“Andare Oltre vuol dire viaggiare verso il centro dei nostri ragionamenti. Centro come bussola per orientare la visione politica in azioni concrete. Perché il centro? Perché siamo un movimento che accoglie e non respinge, che vuole confrontarsi con il prossimo, perché accogliere, a mio parere, vuol dire oggi, rigenerare la politica, sia nelle città sia nelle zone interne, dove si vive una fase si asfittica involuzione nella gestione politica del bene comune”.
Così il consigliere nazionale di Base Popolare Vincenzo Niro, a margine del congresso di Base Popolare dal titolo ‘Un nuovo sguardo per il bene comune’ cui hanno preso parte doversi esponenti del movimento nazionale nato per aggregare il popolo del centro e alcune autorità della scena economica, amministrativa e sociale nazionale e internazionale.
L’Auditorium Antonianum di Roma ha accolto idee e proposte utili a ripensare i territori e rigenerare la politica. “Viviamo in una democrazia fragile – ha proseguito Niro – una dimensione collettiva che deve rispondere al comprensibile disinteresse dei cittadini per una politica che non esprime più il valore della credibilità ma si affida agli slogan e a chi lo spara più attrattivo”. Niro cita la direzione indicata dal Presidente della Repubblica Mattaralla come fondamento di una rinascita nella visione del bene comune che sia realmente tale, cioè di tutti.“Rivolgendosi alla Nazione il Capo dello Stato ha detto: ‘In democrazia l’idea di uguaglianza si realizza quando ogni persona può contribuire al bene comune e orientare il futuro della propria comunità. Partecipare significa prendersi cura del bene comune. Sentirsi ‘comunità’ significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri”.
“Ecco – ha proseguito Niro – per dare seguito a queste parole occorre guadagnarsi la fiducia e la stima del cittadino più vicino a noi, prima che il suo consenso. E’ questo il modello che adottiamo da anni anche in Molise”.
Nella due giorni romana tanti contributi di interesse. Quello di Niro è stato efficacemente improntato alla realtà di una grossa fetta di elettorato che va incontrata e ascoltata, in particolare i giovani e alla necessità di svincolarsi il più possibile da ragionamenti demagogici. Il consigliere ha mostrato una slide che riassume la sua lunga esperienza politica al centro: “L’obiettivo è stato sempre quello di incontrare il consenso dei cittadini, restare in piazza, faccia a faccia con l’interlocutore. Così è successo per me dal 2001 alle ultime elezioni regionali del 2023 proprio in ragione di una politica fatta di vicinanza diretta ai cittadini, alle classi sociali tutte, ai centri di potere e alla gente delle contrade. Uno sguardo oltre, appunto. Su tali direttrici, con i miei colleghi di avventura di Democrazia Europea nel 2001, mettemmo da parte un tesoretto di 25mila voti per circa il 13% dei voti totali, ottenendo 3 seggi. L’ascesa è stata costante – ha continuato – e si è attestata su valori sempre soddisfacenti, decisivi per dare un supporto del candidato presidente di riferimento. E’ successo anche nelle ultime tornate elettorali, sempre in Regione, a Campobasso e al Comune di Termoli, che è ricordo, la città più in crescita nel Molise dove abbiamo ottenuto il 20% del totale dei consensi, praticamente il primo partito, distaccando di 1,3 punti Fratelli d’Italie e di 7 Forza Italia. A Termoli possiamo contare su 5 consiglieri, tra i quali un assessore e il vicesindaco.
“Sono solo numeri e rappresentano il recente passato – ha puntualizzato – il presente è in costante movimento, ma sono anche la cifra della capacità di tenere botta e, soprattutto, sintonizzarci sugli umori dei cittadini. Però bisogna crederci”.
Niro conclude il suo contributo post intervento parlando dei vari modelli esportabili a livello nazionali, non solo quello molisano:“Siamo qui per dare un contributo di idee e di entusiasmo, possiamo essere una forza propulsiva, ma solo a patto di capire questi tempi che cambiano e chi di questi cambiamenti è artefice: i giovani. Prima che una formazione politica – è uno dei nostri pilastri – siamo una Scuola di Pensiero dove le idee si misurano sulla loro concretezza e sul loro rigore. A volte ci concentriamo troppo sulle forme da dare all’Europa, sulle competenze dell’Unione e su quelle degli Stati, lo facciamo per la nostra vocazione europeista, ma attenzione perché il mondo cambia e c’è chi, con largo anticipo, ha studiato le dinamiche che stanno rivoluzionando i rapporti e l’economica. Per metterci al passo abbiamo una possibilità che non tutti hanno colto: partire dalla Base e salire, non viceversa.
“Siamo quindi chiamati a difendere e promuovere il bene comune, forti di una storia che parla per noi e di una realtà di riferimento in cui periferie e centro hanno lo stesso valore, la stessa dignità. A mio avviso – ha concluso –occorre andare ‘oltre’ la confusione della politica italiana, tentando fino all’estremo di ricompattare Riformisti e Moderati italiani nella casa nazionale del PPE”.
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